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48,16 miliardi di euro a livello mondiale e 3,8 miliardi di euro in Italia. A tanto ammontano i furti nel mondo retail nell'ultimo anno (da luglio 2008 a giugno 2009) stando alle rilevazioni del Centre for Retail Research che conduce una ricerca annuale in collaborazione con Checkpoint Systems.
In Italia, in particolare, il fenomeno è aumentato del 6,2% sullo scorso anno (di più che a livello globale, dove l'aumento è del 5,9%) e ha raggiunto la ragguardevole (e allarmante) incidenza dell'1,36% sul fatturato complessivo annuo.
La classifica dei prodotti più rubati in Italia vede il primato dei prodotti alimentari freschi seguiti dai cosmetici e prodotti di profumeria e dai vini e liquori. L'abbigliamento (che a livello mondiale risulta di gran lunga la categoria più trafugata) è, a livello nazionale, solo al quinto posto.
Gli incrementi maggiori in terminipercentuali, però, sono stati registrati per le pile e batterie ricaricabili (+17,8%), i prodotti per la cura del corpo (+ 14,3%) e dai prodotti alimentari freschi (+10%).
Il 50,8% delle "differenze inventariali" nel nostro Paese deriverebbe quindi dai furti dei clienti (più o meno organizzati) contro il 47,3% del dato europeo. I dipendenti sarebbero alla base del 30,9% delle differenze inventariali, i fornitori del 6,1% e il 12,2% discendono da errori interni.
Il tutto nonsotante siano stati bloccati 5.8 milioni di taccheggi per un controvalore di oltre 4,3 miliardi di euro...
E c'è qualcuno (la Bocconi) che ha anche quantificato quanto tutto questo costi a ogni singola famiglia in termini di aggravio di spesa: 190 euro.
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A.
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