Il Blogzine delle aziende retail
[Il caldo fa danni. Grazie alla segnalazione di Noemi mi sono reso conto di un errore. Il titolo del post, ora rettificato, faceva riferimento allo store di Parma, in realtà la notizia riguarda il neonato store torinese di Collegno]
Ikea Italia, ultimamente, non riesce proprio a intendersi con i suoi dipendenti.
L'ultima notizia, in ordine di tempo, è legata alla polemica che si è innescata presso il neonato store di Parma . Pare che addirittura si parli da "stress organizzativo da successo inaspettato". I 460 dipendenti dello store, infatti, lamentano l'impossibilità di rispettare i turni e l'elevato carico di lavoro a causa dell'elevato afflusso di clienti (si parla di 80.000 visitatori la settimana) e per questo motivo hanno indetto una serie di agitazioni che hanno limitato l'operatività del negozio.
Se a ciò si aggiunge che il nuovo layout previsto per il negozio di Collegno (conforme alle direttive di Ikea Italia) ha del tutto eliminato gli sgabelli per gli addetti e l'altezza regolabile dei banchi informazioni, ce ne è di che far scattare la polemica.
Che puntualmente è arrivata con le organizzazioni sindacali scese sul piede di guerra. L'azienda si è difesa motivando l'ottica di servizio al cliente: l'assenza di sgabelli darebbe un senso di maggiore sollecitudine e "rispetto" dei clienti del negozio.
I lavoratori per protesta si sono astenuti dal lavoro e l'azienda ha dovuto richiamare in servizio tutti i capireparto per colmare l'improvvisa scarsità di addetti. Peccato che lo sciopero è riuscito a metà perchè, stando ai sindacati, i dipendenti con contratti a tempo determinato (ad esempio gli addetti delle casse) non se la sono sentita di aderire.
Al di là dei giudizi di merito sulla vicenda mi pare di poter dire che qualcosa sicuramente non va in Ikea Italia. Un caso è un caso, due possono essere una coincidenza ma tre sono sintomo di qualcosa che si è "rovinato".
Peccato che la fila di quelli che anelano di essere assunti dal retailer svedese (come dimostrano i commenti ad altri post di questo blog) è veramente lunga...
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A.
Anche se non si sa mai, io (laureando magistrale in trade marketing) col cavolo che punto ikea come posto di lavoro. Al massimo ci entro da cliente ma MAI lo farò come dipendente. :@
alle 12:28
p.
Ad oltre un anno dalla fine del mio contratto in Ikea (dove sono stato quasi 12 mesi) devo dire che le impressioni che avevo rimangono confermate. Il management nazionale sta gestendo malissimo quella che, altrimenti, sarebbe una bellissima azienda dove lavorare. A quelli che, come dice Alberico, anelano ad entrarci consiglio di guardare altrove. A meno che non cerchiate una carriera nella GDO e, in quel caso, il nome Ikea sul cv fa sempre la sua porca figura.