Starbucks chiude anche in Australia.
Pubblicato da Alberico Tremigliozzi alle 16:37 in Calcolatrice, Città, Food, PdV
Tempi durissimi per Starbucks. La catena americana di caffetterie , dopo il piano di chiusure negli Stati Uniti (dove sono stati "soluzionati" oltre 600 pdv), comincia a mettere mano anche alla rete internazionale. Infatti, ha recentemente annunciato la chiusura di 61 store in Australia.
La notizia è tanto più eclatante se si pensa che il retailer americano ha, attualmente, attivi 84 negozi. La chiusura di circa i due terzi della rete porterà anche al licenziamento di 685 persone e comporterà una quasi totale fuoriuscita dal mercato continentale visto che le 23 caffetterie rimanenti saranno per lo più concentrate nelle città di maggiori dimensioni (Melbourne, Sidney e Brisbane).
Pare che la decisione di abbattere la scure sui PdV austaliani sia emersa in funzione dei bassi livelli di redditività garantiti dagli stessi (i costi logistici in un territorio come quello australiano non devono essere uno scherzo) a cui avrebbe contribuito anche lo scarso successo della catena in un territorio dove la cultura del caffè è molto forte e consolidata grazie anche agli immigrati di origine italiana.
Le nubi all'orizzonte a cui Howard Schultz (fondatore di Starbucks) sta cercando di porre rimedio, però, si fanno sempre più fosche. Oltre a risultati deludenti e al primo "rosso" della sua storia (l'ultimo trimestre sono state riportate perdite per 6,7 milioni di dollari), l'azienda americana deve far fronte anche alla fuoriuscita di uno dei suoi principali investitori, l'hedge fund di Nelson Pelz.
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A.







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