Borletti (Rinascente) acquista Printemps da PPR
Pubblicato da Alberico Tremigliozzi alle 19:18 in Fashion, Grandi manovre, News, Protagonisti
Era nell'aria da qualche giorno e da ieri la stampa si è, dapprima timidamente poi con sempre maggiore convinzione, buttata sulla notizia. Printemps, la catena di grandi magazzini francesi, dovrebbe (la notizia ancora non è confermata al momento) essere stata ceduta per la stratosferica cifra di 1,1 miliardi di euro.
Ma la vera notizia è che l'acquirente risponde al nome di Maurizio Borletti che altri non è che uno dei soci di riferimento (4% del capitale) e presidente onorario di Rinascente (nonchè discendente della famiglia che di Rinascente è stata proprietaria
dal 1917 al 1970).
L'acquisizione avverrebbe (come dichiarato da più parti) a "titolo personale" e quindi non ci sarebbe un coinvolgimento diretto del retailer milanese nell'operazione. Tuttavia, qualche dubbio rimane, anche perchè nel consorzio di banche che affianca Borletti nell'operazione transalpina c'è anche Deutsche Bank (che di Rinascente è azionista al 30%).
Printemps ha 17 PdV in Francia (dui cui lo store parigino aperto nel 1856, all'alba della distribuzione, rappresenta il 42% dei 725 milioni di euro di fatturato) e fa parte (ancora per poco) del megapolo del lusso PPR (che essendo acronimo di Pinault-Printemps-Redoute dovrà essere "rinominato"). Per capirci parliamo del gruppo che controlla marchi come Gucci, Yves Saint Laurent, Boucheron, Bottega Veneta, Balenciaga, Alexander McQueen, Stella McCartney e che in ambito retail è "impegnato" in Fnac, La Redoute, RedCats, Conforama, CFAO e altri distributori minori.
La cessione sarebbe nata dall'ottica di razionalizzazione degli investimenti del gruppo che vuole PPR concentrarsi solo sui marchi a più alta redditività (il che vuol dire circa il 12% per i brand "lusso" e tra il 4 e il 7% per quelli retail), che di fatto ha portato alla cesione del department store (che si ferma ad un "misero" 3%).
A questo punto un po di riflessioni dovrebbero essere fatte, anche perchè dubito sinceramente che una manovra come questa possa rimanere (visto il contesto in cui è avvenuta) senza conseguenze (fra l'altro mi sembrerebbe poco razionale). Quindi o Borletti esce da Rinascente (cosa di cui francamente dubito visto l'impegno che ha profuso per tornare nell'azionariato del distributore milanese), oppure (anche grazie ai tedeschi) si comincerà a ragionare in modo più o meno convinto di una possibile collaborazione (o addirittura integrazione). Le economie di scala (soprattutto sul fronte acquisti) nonchè la struttura del format, consentirebbe di aprire notevoli possibilità.
Tuttavia, viste le piccate reazioni di Investitori Associati (46% del capitale Rinascente), le cose potrebbero essere non facilissime.
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A.






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